Guillaume Musso · Recensioni

Recensione: La vita è un romanzo di Guillaume Musso

Buongiorno, bibliofili!
Mentre il vicino mi assorda con trapano e martello, io spero di tenervi compagnia in modo più piacevole con questa recensione.
Buona lettura!

La vita è un romanzo di Guillaume Musso

(#Giftedby) La nave di Teseo – 27 agosto 2020
narrativa/thriller – 261 pag.
9,99€ e 18,00€

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“Carrie, mia figlia di tre anni, è sparita mentre giocavamo a nascondino nel mio appartamento di Brooklyn.” La denuncia di Flora Conway, una famosa scrittrice nota per la sua riservatezza, sembra un enigma senza soluzione. Nonostante il clamoroso successo dei suoi libri, Flora non partecipa mai a eventi pubblici, né rilascia interviste di persona: il suo unico tramite con il mondo esterno è Fantine, la sua editrice. La vita di Flora è avvolta dal mistero come la scomparsa della piccola Carrie. La porta dell’appartamento e le finestre erano chiuse, le telecamere del vecchio edificio di New York non mostrano alcuna intrusione, le indagini della polizia non portano a nulla.
Dall’altra parte dell’Atlantico, a Parigi, Romain Ozorski è uno scrittore dal cuore infranto. Vorrebbe che la sua vita privata fosse metodica come i romanzi che scrive di getto, invece la moglie lo sta lasciando e minaccia di portargli via l’adorato figlio Théo. Romain è l’unico che possiede la chiave per risolvere il mistero di Flora, e lei è decisa a trovarlo a tutti i costi.
Guillaume Musso, il maestro del thriller letterario francese, ci immerge in un romanzo avvincente sul potere dei libri e sulla forza magnetica dei personaggi che intrecciano, imprevedibilmente, le nostre vite.

Il 27 agosto è uscito un nuovo libro di Guillaume Musso, e come ormai succede da un paio di pubblicazioni, non vedevo l’ora che fosse tra le mie mani per iniziarne la lettura. Fin dalle primissime pagine, la nostra attenzione viene catturata dalla presentazione della scrittrice Flora Conway e da ciò che le è successo: giocando a nascondino nel suo appartamento con la figlia di tre anni, Carrie, quest’ultima scompare. Com’è possibile? Com’è successo, soprattutto? Che sia scappata?, che sia stata rapita? A investigare ci penserà la polizia, che interviene sul posto immediatamente dopo la chiamata di Flora.
A moltissimi chilometri di distanza, a Parigi, Romain Ozorski, autore bestseller francese, sta affrontando davvero un brutto momento: non solo ha difficoltà a proseguire con la storia che sta scrivendo, sua moglie ha chiesto il divorzio e vuole portargli via Théo, loro figlio.
Com’è possibile che due scrittori, con un oceano di mezzo, siano legati? Cosa li lega?

Ritroviamo subito lo stile di Musso, che rende questo libro scorrevole e totalmente bevibile. L’ho iniziato un pomeriggio e poco dopo, quando sono riemersa dalla storia, avevo già letto una settantina di pagine. Se avete una giornata libera, lo finirete senza problemi. Come detto sopra, parte come un thriller, ma è ben di più. Direi di base narrativa, con una sfumatura thriller e un tocco di sovrannaturale – no, non è la parola giusta. Fantasy, fantasioso? – che ormai ho capito essere abituale in Musso.

I personaggi principali sono scrittori, Flora e Romain, e Fantine è un editore. Il cuore di questo romanzo è sul mondo dell’editoria, sui libri e i loro autori. Pieno di citazioni, riferimenti ad altri titoli di Musso, ci porta a pensare alla vita che conduce chi scrive, lo stress e la pressione di chi ha scritto bestseller e, insomma, deve continuare a sfornarne. A un certo punto, dopo tante frasi con cui concordavo pienamente, avrei voluto poter parlare con Guillaume Musso e chiedergli quanto ci fosse di personale, della sua esperienza di scrittore di bestseller. Quante volte, signor Musso, i suoi personaggi hanno preso il sopravvento sulla sua idea, sulla trama, quasi come se fossero veri, indipendenti da lei?

“Per scrivere occorre un’energia fuori dal comune. Una forza fisica e mentale. Ebbene, ora la mia nave imbarcava acqua da tutte le parti. Per scrivere un romanzo bisogna scendere in profondità dentro se stessi. In una zona oscura che io chiamo il trentaseiesimo piano interrato. È lì, in quel girone sotterraneo, che covano le idee più audaci, le folgorazioni, l’anima dei personaggi, la scintilla della creatività. […]”

Tornando a noi e al libro, abbiamo un primo colpo di scena che ci porta a pensare al romanzo come a una matrioska. Le sorprese non finiranno qui, a mano a mano che la storia prosegue si sveleranno dettagli che ci faranno comprendere meglio, fino alle ultime sessanta, settanta pagine – lette tutte d’un fiato e che personalmente, a lettura terminata, mi hanno causato non pochi problemi a prendere sonno perché continuavo a pensare alla storia, a rifletterci su. (E così anche il giorno dopo.) I personaggi sono molto ben caratterizzati, ognuno con le sue debolezze, i suoi punti di forza, i suoi perché. E la vicenda fila, corretta e coerente con loro. Fino all’epilogo, che è una nuova sorpresa.

Sicuramente c’è qualcosa che mi sto dimenticando di dirvi, ma è anche difficile non dire troppo, perché il rischio spoiler è dietro l’angolo. È un libro che sicuramente consiglio, agli amanti di Musso e non, ma che tuttavia ha un qualcosa, e ancora non so dire cosa, che non mi ha convinto appieno. Ciononostante Musso è diventato uno dei miei autori preferiti, aspetto con ansia i nuovi libri e sto cercando di recuperare tutti quelli già pubblicati. È uno scrittore “cuscinetto” per me. Ha la capacità di catturare, creare trame intricate e intriganti, in cui fa precipitare il lettore lasciandolo riemergere solo alla fine. Spero però che si discosti un attimo dal tema libri ed editoria perché di tre romanzi suoi che ho letto, 3/3 sono su questo argomento, anche se forse L’istante presente meno di tutti.

Ps. Tra circa tre settimane sarà ripubblicato Skidamarink, in lingua originale, forse il primo romanzo di Musso, introvabile da anni e mai tradotto in italiano (correggetemi se sbaglio). Spero avremo la possibilità di leggerlo presto anche noi!

Valentina

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