Pino Imperatore · Recensioni

Recensione: Con tanto affetto ti ammazzerò di Pino Imperatore

Ciao lettori,
oggi vi parlo dell’ultimo libro di Pino Imperatore, Con tanto affetto ti ammazzerò.
Vi incuriosisce il titolo, vero?

Con tanto affetto ti ammazzerò di Pino Imperatore

DeA Planeta – 2 aprile 2019
giallo/comico – 347 pag.
8,99 e 15,00 €

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A Villa Roccaromana, una delle dimore marine più affascinanti di Posillipo, si festeggia il novantesimo compleanno della baronessa Elena De Flavis, la cui nobiltà d’animo è riconosciuta in tutta Napoli. L’ispettore Gianni Scapece, tra gli invitati insieme al commissario Carlo Improta, si gode la serata e la conoscenza di Naomi, incantevole nipote della padrona di casa. Tutto scorre con piacevolezza finché qualcuno decide di mettere in scena il finimondo: proprio quando un tenore attacca a cantare Nessun dorma, molti dei presenti iniziano a perdere i sensi, uno dopo l’altro. Nella gran confusione che segue, la baronessa scompare insieme al suo maggiordomo cingalese Kiribaba. Un rapimento? Un suicidio? Un tragico incidente? Il mistero prende una brutta piega quando Scapece e Improta incontrano i tre figli della baronessa, per nulla sconvolti dall’accaduto e interessati piuttosto alla spartizione dell’eredità. È l’inizio di una complicata indagine tra i rancori, le gelosie e le meschinità che a volte distruggono i legami familiari; ma per fortuna l’ispettore e il commissario saranno spalleggiati da un’altra famiglia, quella dei Vitiello e della trattoria Parthenope, fonte inesauribile di buonumore e di trovate geniali. In un susseguirsi di colpi di scena ed episodi esilaranti, Pino Imperatore ci conduce in una vicenda emblematica di ciò che può diventare la vita: una delizia, se trascorsa con chi amiamo e facendo del bene al prossimo, o un inferno, se ci lasciamo avvelenare dal denaro e dall’egoismo.

Ho scoperto Pino Imperatore l’anno scorso, con il primo libro pubblicato con DeA Planeta, Aglio, olio e assassino, che mi era piaciuto moltissimo. Di conseguenza, quando ho saputo dell’uscita di un secondo romanzo, che ha come protagonisti gli stessi del primo, sapevo che dovevo leggerlo. Vi consiglio di leggere la vecchia recensione se volete saperne di più.
La bandella sinistra recita “La famiglia investigativa più divertente del giallo italiano”. Divertente sicuramente lo è. Sul giallo, invece…
Ma andiamo con ordine.

Il commissario Improta comunica all’ispettore Scapece che hanno ricevuto un invito per la festa del novantesimo compleanno della baronessa Elena De Flavis. Scapece ne farebbe volentieri a meno, ma non può, perciò i due poliziotti la sera del 31 gennaio partecipano all’evento a Villa Roccaromana. Incontrano la baronessa a tutto procede bene, finché non succede qualcosa di davvero singolare: alcuni invitati, uno dopo l’altro, svengono. In seguito a questo cadere di corpi privi di sensi, la baronessa e il maggiordomo risultano scomparsi.
Dove sono finiti? E perché sono scomparsi? Un rapimento, una fuga, cosa?

Improta e Scapece si trovano quindi a dover indagare sulla scomparsa della De Flavis e del suo maggiordomo, e iniziano subito interrogando i tre figli della donna: Roberto, Emilia e Simone, tre elementi con un carattere davvero tremendo, intrattabili. Tutto l’opposto di Naomi, figlia di Emilia e quindi nipotina della baronessa. Imperatore ha caratterizzato bene anche i nuovi personaggi, come già avevamo avuto modo di notare nel primo libro.
Ovviamente come sfondo abbiamo Napoli, ma non solo, perché per indagare Scapece e alcuni suoi insoliti collaboratori visiteranno nientepopodimeno che Sorrento, Ischia e Capri. Tre meraviglie. L’amore per la sua terra traspare nuovamente dalle pagine e dalle parole di Pino. E il dialetto napoletano non manca. Mi fa un sacco ridere leggere i dialoghi con delle frasi in napoletano!

Passando proprio ai dialoghi, non mi hanno convinta al cento per cento, soprattutto all’inizio. Alcuni mi sono sembrati dei botta e risposta un po’ troppo freddi e privi di spessore, altri troppo artificiali. Andando avanti la cosa si stabilisce finché non si arriva a dei dialoghi con delle domande che mi sono sembrate poste appositamente per far dire ciò che bisognava dire. E ci sta, porre determinate domande per far dire ciò che ci serve il personaggio dica, ma anche qui mi sembrava troppo… costruito, finto. Questo è ovviamente solo il mio pensiero, e non riguarda tutti i dialoghi.

Passando alla trama e alla narrazione, possiamo dire che ci sono tre fili narrativi che si intrecciano: l’indagine, le relazioni dei personaggi (la parte comica) e la storia della baronessa, di cui veniamo a conoscenza tramite dei suoi scritti. Per quest’ultimo niente da ridire. La parte comica mi ha fatto molto divertire, Imperatore è un maestro in questo. L’indagine invece, ovvero la parte di “giallo”, l’ho trovata un po’ povera. Non abbiamo una vera e propria pista, delle prove, degli indagati. Si svolge, fin dopo la metà del libro, come in sottofondo, incontrando per lo più varie persone per cercare di capirci qualcosa di questa scomparsa misteriosa. Abbiamo dei colpi di scena qua e là e poi, dopo appunto la metà del libro, abbiamo uno sprint che ci porterà dritti dritti al finale: bello e piacevole. A dire la verità la destinazione dell’ispettore me l’ero immaginata già da un po’ quindi non è stata una vera sorpresa.

Sono contenta per come si sono evolute alcune storie, anche se per una in particolare abbiamo dovuto patire per tutto il libro. A tal proposito, sarei curiosa di sapere cosa sarebbe successo se una persona non avesse preso tale decisione. Scapece, per quanto avresti continuato a tenere il piede in due scarpe? Non si fa, ispettore, non si fa.

Una cosa che dopo un po’ mi è venuta un poco a noia sono i cenni storici. All’inizio ho apprezzato appunto la storia delle ville dei tre fratelli, per esempio, ma a lungo andare queste pagine piene di fatti storici mi scocciavano perché io volevo sapere dell’indagine, volevo che succedesse qualcosa, un po’ di ansia, movimento, qualcosa…

In conclusione, posso dire che ho apprezzato più il finale dell’indagine che lo svolgimento. Un libro sicuramente adatto anche sotto l’ombrellone per la sua comicità, e per il fatto che si legge molto bene, è scorrevole. Però parlando del giallo, ho preferito decisamente Aglio, olio e assassino. Quello l’ho trovato più completo: una bella storia su cui indagare con personaggi divertenti e spassosi.
Questo comunque non è bocciato, ho apprezzato la storia della baronessa, le sue scelte, le sue motivazioni, ecc..
Quindi consigliato ma con riserva: a coloro che non stanno cercando un giallo con la G maiuscola.

Valentina

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