Antonio Fusco · Recensioni

Recensione: Alla fine del viaggio. Solitudine per il commissario Casabona di Antonio Fusco

Ciao, bibliofili!
Come procede la vostra settimana?
Se avete visto l’articolo con le nuove uscite, sapete appunto che da oggi è disponibile in libreria il quinto volume della serie del commissario Casabona. Oggi vi parlo proprio di lui: Alla fine del viaggio. Solitudine per il commissario Casabona.
Buona lettura!

Alla fine del viaggio. Solitudine per il commissario Casabona di Antonio Fusco

Giunti – 29 maggio 2019
noir – 223 pag. – 9,99 e 16,00€

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Con le sue inconfondibili atmosfere noir e i suoi personaggi ricchi di umanità, Antonio Fusco ci regala una storia dai risvolti oscuri e spiazzanti.
È la vigilia del palio di San Jacopo nella cittadina toscana di Valdenza, ma il commissario Casabona non è in vena di festeggiamenti: mentre sui tetti del centro storico esplodono i fuochi d’artificio, la moglie gli annuncia che sta per andarsene di casa. Un duro colpo per il commissario, che nonostante i problemi con Francesca non aveva mai pensato che il loro legame potesse davvero spezzarsi. Nemmeno il tempo di piangere la fine del suo matrimonio, che una telefonata lo richiama immediatamente al dovere: un uomo è stato ucciso da un treno in corsa. Un fatale incidente? Tutt’altro, visto che la vittima è stata legata a una sedia a rotelle e lasciata sui binari. Chi è quell’uomo che nessuno riesce a identificare? Perché l’assassino ha scelto un’esecuzione così plateale? Ed è solo una coincidenza che qualche anno prima, nello stesso luogo, un ragazzo sia stato travolto da un treno? Nella solitudine della sua casa ormai vuota, Casabona è tormentato dai dubbi. E mentre i primi indizi portano sulla strada della pedofilia, nuove morti inspiegabili arrivano a spazzare via ogni certezza. Come se ci fosse una regia occulta a spostare le pedine in campo. Qualcuno assetato di sangue e di vendetta. Qualcuno che viene dal passato, per regolare tutti i conti in sospeso…

Altre recensioni: La pietà dell’acqua | Il metodo della fenice

Quando so che sta per uscire un nuovo libro di Antonio Fusco, mi segno la data e trepidante aspetto. È uno di quegli autori con cui so di andare sul sicuro, e così è stato anche con Alla fine del viaggio.
Quinto volume della serie sul commissario Casabona, ci riporta a Valdenza, precisamente alla vigilia di San Jacopo. Come avrete letto dalla trama, il nostro Casabona non fa in tempo a digerire la batosta appena ricevuta che viene chiamato dai suoi agenti: c’è un morto sui binari. Insieme alla Polfer, iniziano le indagini per scoprire chi sia, cosa ci faceva lì, o meglio, chi lo ha portato lì.

Ritroviamo i personaggi che insieme a Casabona ci hanno fatto compagnia nei precedenti libri, il paesaggio di Valdenza, il caratterino del commissario, che stavolta è un po’ più suscettibile e permaloso a causa del periodo che sta passando. La coppia Bini e Ciondolo mi ha fatto morire, e ho apprezzato anche l’ispettore Sarripoli. Sono tutti ben caratterizzati e ognuno si fa apprezzare per una propria caratteristica.
Personaggi che operano in una gran bella trama. Mi è piaciuto molto l’intreccio, il rapporto passato-presente. Ho puntato il dito contro un sospettato un paio di volte, e tutte e due le volte avevo torto, perché il finale è una bella sorpresa. C’è una battuta in particolare, fatta da un agente (non mi ricordo precisamente chi fosse) che mi ha fatto ridere un sacco. Non ve la spoilero ma se e quando lo leggerete, capirete.
Con questo volume si tocca un argomento che per me non dovrebbe nemmeno esistere, che non capisco come possa esistere, che mi fa ribollire il sangue, ripugnare il genere umano. Davvero, non riesco a tollerarlo. Da una parte mi chiedo se non si dovesse approfondire di più il tema, ma dall’altra mi dico, cosa si poteva aggiungere? Forse è lasciato volutamente così perché il genere di Fusco non è uno di quei thriller raccapriccianti, ma più un giallo-noir con una trama bella intrigante e le forze dell’ordine in primo piano.

Nonostante sia una serie, i libri sono autoconclusivi. Per esempio, io avevo letto il terzo, poi il secondo, poi il quarto e infine questo, senza problemi. Il primo volume devo ancora recuperarlo. Ovviamente i personaggi portano avanti delle relazioni, quindi sotto questo aspetto sarebbe meglio leggerli dal primo, ma se volete farlo in ordine diverso non troverete problemi.
E inoltre ho apprezzato che a inizio libro non ci sia una sorta di “nelle puntate precedenti”, come in altri libri. Può essere utile se si leggono a distanza di molti anni, ma possono anche annoiare, come mi è successo. Qui invece non c’è e l’ho apprezzato. Avrebbe dilungato la prima parte in modo noioso.

Una cosa che mi piace molto dei libri di Fusco è che lui sa cosa scrive, e questo si vede. Non si limita a dire le operazioni che vengono fatte ma le spiega, e da amante dei gialli lo apprezzo molto, mi piace capire come funzionano le cose in un ambiente che mi ha sempre incuriosito.
Non vi nascondo che quando ho saputo il titolo, Alla fine del viaggio, avevo paura che si riferisse alla fine del viaggio di Casabona, alla fine della serie. Invece niente lo lascia pensare. Riflettendo, invece, attribuirei il titolo anche a un’altra vicenda che troviamo nella storia, ma non ve lo dico qui apertamente perché, come ho sentito dire da una grande editor, “il lettore deve anche faticare”.

Che altro dire? Per me, sicuramente promosso. Consiglio Fusco a chi si vuole avvicinare al genere e a chi già lo ama. Forse eviterei di consigliarlo a chi preferisce quei thriller nudi e crudi, ricchi di suspense, che mettono ansia. È un libro scorrevole, piacevole, si legge benissimo, le pagine scivolano via, ma potrebbe risultare non adatto ai lettori che amano quel tipo di thriller. Io personalmente, apprezzo entrambi, magari alternandoli insieme a qualcosa di narrativa.

Vi lascio questa citazione, davvero molto bella.

“Restituirò tutto alla fine del viaggio,
gli sguardi distratti che si lasciarono sfuggire l’essenza delle cose,
le parole taciute che non diventeranno mai un ricordo.

Restituirò l’orgoglio che mi impedì di tornare
e la coerenza che nascose tutte le altre strade
che avrei
 potuto percorrere.
Restituirò le opportunità mancate come biglietti non spesi
e non ci sarà rimborso perché tutto va sempre in pari
alla fine del viaggio.”

Ora dimmi, lettore: conosci Fusco e i suoi libri? Ti piace il genere noir-giallo? Fammi sapere nei commenti.
Al prossimo articolo!

Valentina

Seguimi su…
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2 risposte a "Recensione: Alla fine del viaggio. Solitudine per il commissario Casabona di Antonio Fusco"

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