Interviste

Intervista a Valentina Schifilliti

Buongiorno!
Come promesso, eccomi con l’intervista che le blogger e l’editor di Bompiani hanno fatto a Valentina Schifilliti durante l’incontro di lunedì 25 marzo.
Buona lettura!

ATTENZIONE: l’intervista potrebbe contenere spoiler sul libro.

– Raccontaci un po’ del titolo che hai scelto per il tuo romanzo.

L’ho sognato in realtà. È l’unico caso, di tutte le cose che ho scritto finora, in cui non riuscivo a trovare un titolo che non fosse una banalità, e per questo ero in crisi. Alla fine una notte ho sognato che facevo l’unboxing qui in casa editrice e, quando ho aperto lo scatolone, spuntava “L’ora del te” scritto proprio in copertina. Ho chiamato la mia editor e le ho detto che avevo il titolo, e mi ricordo di averlo sognato proprio con la doppia accezione dell’ora del tè nel senso dei riferimenti all’Alice di Carroll, e l’ora del te nel senso che è il tuo momento di fare ciò che ti rende felice. L’ho trovato geniale e ho pensato che la mia editor non potesse dirmi di no, e infatti è andata così.

– Raccontaci del tuo rapporto con il libro di Carroll, com’è nata questa vicinanza così profonda?

Quando scrivi in realtà non è che coscientemente ti metti a tavolino e pensi di far assomigliare i tuoi personaggi a una determinata persona o ti proponi di fare determinate metafore, ti viene istintivo. Un po’ ho preso ispirazione da una ragazza, un’influencer, Alice Basso, che è una delle poche che conosco da cinque anni che è rimasta integra nonostante i moltissimi followers. A me piaceva l’idea che ci fosse nel libro e alla fine l’ho fatta diventare la protagonista. Se ti devo dire la verità non mi ricordo il momento esatto in cui ho iniziato a metterci dentro Carroll, è stato come se fosse sempre stato lì.

– Invece il tema del genere con Margherita appunto?

Margherita è l’unico personaggio che esiste davvero, tutti gli altri ovviamente sono frutto di fantasia. Margherita nella realtà è una mia amica che aveva un bar e in questa cucina noi ci sedevamo a chiacchierare. È per questo che è il mio personaggio preferito di tutto il romanzo, ed è anche la prima persona che mi ha spinto a stare sui social nonostante il bello e il cattivo tempo, è stata un po’ come è stata per Alice Margherita.

– Gestendo da anni una pagina Instagram sei abituata ad associare parole e immagini, in questo caso però hai dovuto mettere da parte le immagini. Com’è cambiato il tuo rapporto con la scrittura?

Non è affatto cambiato, è esattamente come scrivevo i capitoli del libro: sulla Moleskine. Fortunatamente non sono una pura nativa digitale quindi sono ancora molto legata alle agende e ai fogli bianchi, tutto il libro infatti è stato scritto a mano, scrivevo tre capitoli alla volta sulla Moleskine, poi passavo al computer. In realtà anche i post li faccio così, non soltanto i post seri ma anche i post delle sponsorizzazioni.

– Un personaggio odioso come quello che descrivi, la nemica di Alice, da chi prende spunto?

È un mix di tante persone che ho conosciuto in realtà, Amanda è tutti e nessuno, la maggior parte delle influencer sono quello.

– Quello della moda e degli influencer è un mondo in cui si possono fare anche incontri autentici?

Assolutamente sì. Pochi, e quei pochi li ho voluti mettere anche nel book trailer, come Martina che è la voce di Alice, è una delle poche persone che mi porto dietro dall’inizio. È un’attrice molto brava, ma è anche molto pura, anche a lei di tutte queste cose non interessa niente. Cerco la compagnia di persone così.

– In questo genere di libri le amiche sono una sorta di colonna portante. Qual è il ruolo dell’amicizia nella tua vita?

In realtà la maggior parte delle mie amicizie sono maschili. Preferisco la compagnia degli uomini perché tutte le macchinazioni delle donne mi stufano. Se fossi stata io la protagonista del libro non avrei scelto due amiche femmine ma due amici maschi, non perché io non creda nell’amicizia tra donne, ma perché è una cosa veramente rara. I tre personaggi femminili del libro sono diversi tra loro ma mi piacciono molto: Angela è una mamma di una certa età che ha tutta una serie di priorità nella vita, Alice è ancora nella via di mezzo mentre Margherita è già oltre ma, nonostante abbia più di quarant’anni, è come se tornasse ad averne 15 e a ricominciare tutto da capo, questa volta da donna.

– Come ti è venuta invece l’idea di fare il contrasto tra il mondo materiale rappresentato dalla passione di Alice di cucire i vestiti, e un mondo che è completamente immateriale ed effimero come quello della rete?

La bellezza di Alice è questa: Alice riesce a diventare quello che diventa, riesce a fare il suo percorso proprio perché parte da una base più materiale rispetto ad altre influencers. In generale è molto legata al sentimento, alla nonna e agli affetti, è un po’ una mosca bianca e la si percepisce subito come tale proprio anche per via di queste cose, al fatto che sia legata ai momenti che passava con la nonna. Li ha fatti suoi e continuano a vivere lì anche in solitudine nel suo laboratorio creativo a casa, credo che sia quello che la rende speciale di fatto, non è legata al virtuale.

– Prima dicevi che Amanda è un po’ un concentrato di quelle che sono le influencers di adesso, invece Alice cos’è che racchiude? Da cosa hai tratto ispirazione?

Alice di me non ha moltissimo, ma alcune cose sì e anche di altre persone con cui ho tenuto dei buoni rapporti, di tutte quelle persone che sono riuscite bene o male ad attraversare degli anni su Instagram senza mai perdere se stessi. Alice è il lato buono delle influencers.

– Qual è il tuo rapporto con la moda nel quotidiano?

Mi vedi? L’unica cosa su cui ho rotto le palle in fatto di moda era il mio abito da sposa, l’unico momento in cui è sembrato che io ne sapessi qualcosa. Mi sono fatta una cultura scrivendo il libro perché non ne so molto in fatto di tessuti, trame e nomi di scarpe, giusto 4 nozioni base perché anche mia nonna lavorava come sarta, credo che chiunque abbia una nonna sarta!

– Alice a un certo punto si perde, non riesce nessuno a rimetterla sulla retta via se non un certo episodio. Quale è stato, se è successo, il momento in cui tu hai avuto paura di perderti?

Alice in realtà ha questo pensiero già da prima di quell’episodio, quando inizia a ripetersi che avrebbe firmato solo un altro accordo e poi avrebbe smesso, però poi si crea una sorta di dipendenza. Io non ho mai avuto questa paura, anche io sono passata attraverso delle agenzie e Tommaso è il riassunto di quello che sono stati i miei agenti fino a due anni fa. Quindi persa in quel senso direi di no. Il mio problema è stato il cambio degli argomenti, non mi veniva neanche più da aprire Instagram perché sapevo che se non avessi postato quello che la gente si aspettava, avrei ottenuto meno mi piace. Per farvi capire come anche una persona sana di mente possa cadere in schemi di questo tipo. Quindi in realtà non è che mi sia persa rincorrendo qualcosa, ma mi sono persa trattenendomi dal mostrare me stessa e ci ho messo due anni di percorso per arrivare a fare quello che faccio oggi, ovvero quello che mi pare. Il punto è che quando ho aperto il mio profilo avevo già 26/27 anni, secondo me anche questo fa la differenza, se fossi stata più giovane sarebbe stato diverso.

– Cosa consigli per non smarrirsi in questo mondo social?

Dipende anche da che punto parti tu, quanto nella tua vita offline cerchi di piacere agli altri. Secondo me è una cosa che se tu hai nella vita offline la trasporti poi anche nel virtuale, ovvero la ricerca dei consensi e delle approvazioni. Tutti vogliamo piacere alle persone, a nessuno piace stare antipatico gli altri, però non deve diventare un’ossessione, devi essere te stesso, in modo tale da non andare a cercare dei completamenti da altre parti. Io mi sento completa “di per me”.

– E invece per quanto riguarda il titolo? Che cos’è per te “l’ora del te”? È un monito che dai a te stessa? È un obiettivo o più una conquista?

Un’esigenza. Trovo l’ora del me ma anche l’ora per gli altri. È costantemente l’ora del me, prima c’è quello, non mi va più di accontentare gli altri, forse perché l’ho fatto tanto quando ero più piccola. Che non vuol dire fregarsene degli altri e che gli altri non ci siano, però prima ci sono io, preferisco essere un tantino più egoista invece che svuotare tutte le mie energie per aiutare qualcun altro e non avere poi io l’aiuto quando ne ho bisogno.

– Tu invece come ti senti adesso a vedere il libro davanti tuoi occhi?

È la soddisfazione di tutta una vita, una rivincita su tante cose, di tanti calci nel culo presi. Ma è anche una rivincita con me stessa perché non avrei mai pensato di poter scrivere e pubblicare un libro.

– Il finale mi è piaciuto proprio perché non è banale, non è come ci si aspetterebbe.

Per come è fatta Alice il finale non avrebbe potuto essere diverso, anche perché non sarebbe stato un finale sereno per lei, avrebbe perso se stessa. Sono molto contenta del finale perché non lo avevamo deciso a tavolino. L’ho voluto riagganciare a quello che spero sarà il mio secondo, ovvero un libro che parla di comunità e carcere e che prende spunto dalla mia esperienza come educatrice. Mi piaceva l’idea che ci fosse una fine che creasse un nuovo inizio su quella tematica.

– Una domanda sui ringraziamenti invece, perché ringrazi tutti i Tommaso e le Amande? Perché dargli un’importanza tale?

Perché comunque ho scritto un libro anche grazie a loro, penso che se non avessi fatto il mio percorso all’interno di un’agenzia con un certo tipo di persone che volevano che facessi o non facessi determinate cose, io probabilmente non apprezzerai così tanto il fatto di potermi gestire da sola. Quindi sì, io ringrazio anche i miei più grandi nemici della vita, assolutamente.

– Anche la dedica e le pagine in cui racconti del nonno sono molto commoventi.

Quelle sono state scritte prima, è una parte che mi commuove sempre.

– Qual è il giudizio che più ti fa paura su questo libro? Temi il giudizio di una persona in particolare?

No, di nessuno. Sai, quando pensi di aver fatto un lavoro fatto bene, non è una questione di temere un giudizio, è più il fatto che può piacere o non piacere. So che c’è gente che lo apprezzerà e gente che non lo apprezzerà. Quello è il senso, nel momento in cui tu pensi di aver fatto tutto il possibile, di aver fatto tutto bene e di averlo fatto come piace a te, ti basta quello.

Per la recensione del libro: L’ora del tè di Valentina Schifilliti

*Intervista fatta dalle blogger e dall’editor di Bompiani. Trascrizione di Alessia Morello.

Valentina

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