Pino Imperatore · Recensioni

Recensione: Aglio, olio e assassino di Pino Imperatore

Ciao, lettori!

Oggi vi parlo di un bel libro, frizzante e divertente!

Buona lettura! 

Aglio, olio e assassino di Pino Imperatore

15€ – DeA Planeta – 368 pag. – giallo – maggio 2018

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Un ispettore di polizia scapolo incallito, un commissario con la faccia da duro e due maestri della cucina napoletana con la battuta sempre pronta: la squadra investigativa più divertente del giallo italiano!

Nell’affascinante quartiere di Mergellina, Francesco e Peppe Vitiello gestiscono la premiata trattoria Parthenope, dispensando buoni piatti e aneddoti ancor più saporiti. L’ispettore Gianni Scapece, amante della cucina non meno che delle donne, lavora nel commissariato appena aperto di fronte al locale e dove si racconta che viva il fantasma di una vedova allegra. Per lui è un ritorno a casa, perché in quel quartiere ci è nato, e nell’ospitalità dei Vitiello ritrova il calore e la veracità che aveva perduto. Nelle settimane che precedono il Natale, però, Napoli è scossa dall’omicidio di un ragazzo, il cui corpo viene letteralmente “condito” dall’assassino con aglio, olio e peperoncino. Perché un rituale così macabro? Quale messaggio nasconde? Per trovare la risposta, l’ispettore dovrà scavare tra simboli, leggende e credenze della cultura partenopea, aiutato dalla tenacia del suo capo, il commissario Carlo Improta, e dalle scoppiettanti intuizioni dei Vitiello. In un romanzo che mescola con sapienza la commedia e l’indagine poliziesca, Pino Imperatore dirige un formidabile coro di passioni e allegria, di bassezze e colpi di genio. Un’avvincente corsa contro il tempo, con uno straordinario, pirotecnico finale.

Aglio, olio e assassino ha lo sfondo di Napoli, precisamente del quartiere di Mergellina. Nel nuovo commissariato del quartiere lavora l’ispettore Giovanni Gianni Scapece, tornato nella sua città natale dopo vari incarichi in altre città italiane. Di fronte, per la gioia del palato dei poliziotti e non, c’è la trattoria Parthenope, di proprietà della famiglia Vitiello. È stata fondata da Francesco Vitiello, chiamato anche Nonno Ciccio, e insieme a lui ci lavora anche Peppe, suo figlio, e Diego, il nipote.
È dicembre, mancano poche settimane al Natale, quando accade un omicidio molto, molto particolare. Un ragazzo viene ritrovato morto e “condito” con aglio, olio e peperoncino.
Cosa vuol dire? È un rituale? Chi è stato?
È ciò che deve scoprire l’ispettore Scapece e per farlo dovrà indagare nella vita della vittima e districarsi tra credenze e simboli della cultura napoletana.

Aglio, olio e assassino è ambientato a Napoli, ma non è solo questo. Passeggiando per le vie del quartiere con i personaggi, che ben presto diventano nostri amici, si ha la sensazione di sentire l’odore del mare, il calore delle altre persone, di alzare lo sguardo e vedere il cielo terso. Non di meno, passando davanti alla trattoria Parthenope, di sentire il profumo dei piatti tipici locali.

È narrato in terza persona e i capitoli non sono eccessivamente brevi come quelli di altri gialli/thriller, cosa che personalmente ho apprezzato, perché permettono di entrare bene nella storia. Si alternano nel raccontare le vicende dei personaggi principali, che per me è Scapece tanto quanto la famiglia Vitiello. Un’altra cosa che ho apprezzato riguardo i capitoli è che sotto la numerazione ci sono delle parole o una frase che iniziano già a farti ridere e ti danno un’idea di cosa andrai a leggere.

L’arma cadde sul pavimento.
Il cordoncino vibrò e si spezzò.
Il bassorilievo dei Re Magi e la statuina del Bambin Gesù si staccarono dai ganci.
Il bambinello fece una serie di capriole nell’aria e andò a depositarsi sul presepe, proprio nel posto in cui doveva stare: sul mucchietto di paglia fra la Madonna e san Giuseppe.
«Miracolo!» esultò Nonno Ciccio.

Parlando di personaggi, io li ho adorati tutti, da Scapece a Zorro. Nonno Ciccio è fantastico, mi ha fatto sbellicare in più di una occasione! Nonostante l’autore dica a fine libro che la Parthenope e i Vitiello sono inventati, lo ha fatto così bene che sembrano veri, vividi. Si sente il calore, sono simpatici, gentili, altruisti, buoni. Belli veramente.
Un’altra cosa divertente è che c’è un po’ di dialetto napoletano, ma in un modo comprensibile anche per chi non lo mastica molto.

Per quanto riguarda la storia del crimine, io fino alla fine non avevo la più pallida idea di chi fosse stato. Mi chiedevo se potesse essere stato uno o l’altro, ma poi non sapevo rispondere.
Qui arriviamo quindi all’unica cosa che mi ha lasciato un po’ perplessa, ovvero come lo capisce Scapece. Avrei preferito un qualcosa di più tangibile forse.
Il finale è… pazzesco. Ti mette un po’ ansia, ma nel frattempo ridi perché non ne puoi fare a meno. Davvero bellissimo.

Aglio, olio e assassino è un giallo condito – per restare in tema – con l’affetto famigliare della famiglia Vitiello, con le credenze e leggende partenopee, e vicende storiche, artistiche e religiose. Oltre a, ovviamente, Napoli.
Mi è piaciuto davvero molto. Mi ha fatto ridere ma non di meno mi ha fatto riflettere e scoprire cose, storiche, religiose e artistiche, che non sapevo.
Bello. Proprio un bel libro.

Se lo avete letto, aspetto i vostri commenti. Se invece dovete ancora leggerlo… vi invito a farlo!
A presto!

Valentina

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4 risposte a "Recensione: Aglio, olio e assassino di Pino Imperatore"

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