Concita De Gregorio · Recensioni

Recensione: Princesa e altre regine di Concita De Gregorio

Buongiorno, lettori!
Oggi vi lascio la recensione di Princesa e altre regine, scritta dalla penna di Luigi Dinardo, che aveva vinto il libro nell’ultimo giveaway.
Come sempre, attendiamo i vostri commenti!

Princesa e altre regine a cura di Concita De Gregorio
Giunti Editore – 320 pag.
20,00 € – 9,99 € ebook

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“Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?”
Le donne incontrate nelle canzoni di Fabrizio De André ci hanno accompagnato nella vita. È bastato incrociare il loro sguardo perché ne diventassero parte: con il loro mistero, il loro coraggio, la dignità. Senza etichette, senza giudizio: esistono, bisogna solo ascoltarle. “Questo libro è nato così” scrive Concita De Gregorio, “dalla meraviglia di trovarsi in tante, insieme, ad ascoltare (…). Queste voci hanno tutte, mi pare, un tratto in comune con Fabrizio De André. La fragilità inossidabile. La pervicacia nel procedere in direzione ostinata e contraria. Una ferita. Una debolezza nascosta dal movimento ed esibita nella solitudine. Un ciuffo di capelli che come una tenda lascia uno spiraglio e intanto ti ripara dal mondo, consentendoti di vederlo più a fuoco. (…) In venti, qui, abbiamo ascoltato la musica, condiviso le parole, curato queste pagine che adesso arrivano a voi nella speranza che sappiano, con voi, fare altrettanto. Che siano le storie a leggervi mentre le leggete”. Un libro che è anche un oggetto speciale, un almanacco di ricchezza di talenti. Grazie a venti artiste le canzoni che abbiamo amato si alzano in piedi, Nina, Teresa, Marinella e tutte le altre ci fanno nuove domande, trovano un nuovo cammino e una nuova voce.

Quando ho preso in mano Princesa e altre regine me lo sono rigirato per un po’, come se fosse un oggetto misterioso ed enigmatico da decifrare. Questo libro contiene tutto questo e molto di più. Ammetto di non essere un grande fan di Fabrizio De André, non l’ho mai seguito assiduamente come uno dei tanti suoi fan. Però, nonostante questo, conoscevo molte delle sue canzoni. E come potrebbe essere altrimenti, certe perle come Bocca di rosa, Don Raffaè, Il pescatore, Suzanne sono note a tutti. Anche a chi come me è nato in un’altra epoca o ama un altro genere musicale.

Quando ho cominciato a leggere i primi racconti, ho subito capito il grande lavoro che c’era dietro l’opera di Concita De Gregorio e delle venti scrittrici che si sono cimentate in un’impresa sicuramente non facile. Fabrizio De André era un genio, un poeta. Forse come lui solo Lucio Battisti e Lucio Dalla. E di certo non era facile ricreare le atmosfere che De André voleva esprimere quando parlava di donne. Sì, esatto, ogni racconto narra di una donna a cui il poeta genovese ha dedicato una canzone. Chissà quante di loro sono esistite per davvero e quante altre, invece, sono solo frutto della sua fantasia.
Il libro è strutturato in maniera eccellente: venti racconti narrati da venti scrittrici diverse. Ogni racconto è preceduto dal testo della canzone di De André che lo ha ispirato. Ovviamente sono tutte canzoni che parlano di una donna in particolare.
Mi è piaciuto molto scoprire le doti narrative di autrici note e meno note. Alcune anche inaspettate. Ve la ricordate Melissa P. che nel 2003 sconvolse il mondo dell’editoria con il suo romanzo d’esordio 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire? Ecco, uno dei racconti porta la sua firma.
Inoltre sono rimasto esterrefatto dalla bellezza delle illustrazioni, così oniriche, profonde, spiazzanti.

Fabrizio De André è volato via troppo presto, poteva darci ancora tante altre bellissime poesie in musica, proprio come tanti altri artisti della scuola genovese come Luigi Tenco e Bruno Lauzi. La sua celebre e storica compagna Dori Ghezzi, dopo la sua dipartita, ha spiegato di come l’amore della sua vita sia morto per causa del fumo: «Fabrizio fumava quattro pacchetti al giorno e pensava che non gli sarebbe mai capitato nulla. Quando però invece capì di non poter combattere contro il male che l’aveva già divorato, pregò il figlio Cristiano di smettere. Del resto anche il fratello Mauro era morto giovane per colpa del fumo».

Gli uomini a volte sono fragili, sognano con ali spiegate e poi si perdono in un bicchier d’acqua. Anche Fabrizio, a suo modo, lo era. Ma non è forse questa la cosa più bella? Tante persone spariscono senza aver lasciato un segno tangibile del loro trascorso sulla terra. Di Fabrizio invece resteranno per sempre vive le sue canzoni, la sua malinconica voce accompagnata dalla chitarra.

Luigi Dinardo

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