Achille Serra · Giovanni Di Sorte · Recensioni

Recensione: Milano da morire di Achille Serra & Giovanni Di Sorte

Titolo: Milano da morire
Autore: Achille Serra & Giovanni Di Sorte
Prezzo di copertina: 9,90 €
Pagine: 187

Editore: Giunti

Genere: thriller
Formato: brossura
Data di uscita: settembre 2016
Disponibile anche in ebook

Sinossi

Scritto a quattro mani da Achille Serra e Giovanni Di Sorte, “Milano da morire” è un thriller avvincente e pieno di suspense ambientato nella Milano degli anni ’70 in un clima in cui desiderio di benessere e di soldi facili si alterna alla violenza quotidiana delle manifestazioni di piazza, dei crimini della malavita spicciola e delle bande organizzate.
Appena arrivato da Roma per dirigere la Squadra Mobile nel capoluogo lombardo, il commissario Rocchi si ritrova ben presto ipnotizzato e sedotto dalla magia delle notti milanesi, con i locali scintillanti, il dinamismo sfrenato, la voglia di apparire. Quando Marco Cavalli, ricco proprietario di un famoso night nonché noto playboy, viene trovato morto nel suo appartamento, tutti gli indizi sembrano convergere su una persona: Anna Martini, la vicina di casa, da sempre invaghita del giovane e gelosa della bellissima figlia Chiara, che ha avuto una relazione con la vittima. Ma Rocchi non si lascia ingannare dalle apparenze: il quadro pare fin troppo semplice e lineare. Solo il fine intuito del commissario riuscirà a portare alla luce una verità sconvolgente, che nessuno avrebbe mai potuto ipotizzare.
Un romanzo noir dal ritmo serrato e ricco di colpi di scena basato sulle vere inchieste di Achille Serra.

Ciao a tutti, lettori!
Oggi parliamo di un thriller, Milano da morire, scritto a quattro mani da Achille Serra e Giovanni Di Sorte.

Milano da morire ci riporta nel capoluogo lombardo degli anni ’70, dove il commissario Achille Rocchi, arrivato da poco da Roma, in una classica giornata grigia, si imbatte in un tentativo di rapina ai danni di una povera signora anziana. Il malintenzionato fugge, e Rocchi si ripromette di acciuffarlo.
Ben presto però tutta la sua attenzione sarà catturata dal caso di Marco Cavalli, dongiovanni proprietario del My Mood, noto night del milanese.
In questa indagine per omicidio, tutti gli indizi sembrano portare a un’unica strada.
Sarà quella giusta?

L’ultima riga della sinossi, nel retro di copertina, dice “Solo il fine intuito del commissario riuscirà a portare alla luce una verità sconvolgente, che nessuno avrebbe mai potuto ipotizzare”.
Oddio, io questa verità sconvolgente non l’ho vista, e chi era l’assassino l’ho capito in fretta.
Ma procediamo per gradi.

L’inizio non mi è parso affatto male, parte subito con l’azione, scorre bene e mi ha incuriosito. Perlomeno, finché non rimaniamo per pagine e pagine a leggere della malavita milanese formatasi in quegli anni. Capisco che Milano sia il centro della storia, però ho trovato quella parte piuttosto noiosa e mi è sembrata anche un po’ ripetitiva. Ma non solo in quella parte. Anche più avanti nella storia alcune cose mi sono sembrate le stesse, solo scritte in modo diverso. A un certo punto ho trovato anche una vera e propria ripetizione di quanto un certo personaggio fosse “efficiente”.

Parlando di personaggi, mi sono sembrati un po’ poco caratterizzati. A parte qualche descrizione fisica e alcuni dettagli sul loro conto, non veniamo a sapere nulla di più.
Di certo non mi è piaciuto il rapporto venutosi a creare, e mi chiedo anche come sia possibile, in così poco tempo, tra il commissario e un altro personaggio. L’ho trovato per niente professionale e un po’ inutile alla trama. Di certo si poteva comunque aggiungere, ma in altri modi.

Quasi alla fine del libro, un dettaglio dà una svolta alle indagini. Dettaglio di cui però per tutta la narrazione precedente non si fa parola. Poche pagine dopo, proprio per questo particolare, si capisce subito chi ha commesso il delitto.
Già da prima comunque avevo qualche dubbio su questa persona, anche per altri possibili motivi. Per questo penso che sia un po’ scontato. Non mi ha messo né ansia né niente addosso.

Il finale ha avuto un solo colpo di scena, e per cui mi è dispiaciuto un po’. Anche qui ci sono alcuni dettagli che ho trovato scontati per come avrebbero fatto muovere le cose.
Non ho capito il senso di far ripetere ben due volte tutta la storia, ovvero, la prima volta si fa il punto definitivo della situazione ricapitolando come si è svolto l’omicidio, la seconda volta il giudice riassume di nuovo i fatti. Secondo me una volta era abbastanza, anche perché la storia era già di semplice comprensione. Non tutto va sempre spiegato…
Tra l’altro, nel discorso tra commissario e maresciallo, ho storto un po’ il naso. Prima il commissario chiede al collega di essere serio riguardo il riepilogo dei fatti, e subito dopo è proprio lui che si mette a scherzare? Uhm.

In definitiva, è un libro dalla sintassi molto scorrevole, anche se con qualche parolaccia di troppo che si poteva anche evitare. L’ho trovato scontato per quanto riguarda la storia, quindi non lo consiglierei a chi vuole un giallo/thriller ricco di colpi di scena e suspance.
Questo purtroppo è il mio giudizio. Non tutti i libri possono piacere. Gli do due stelle.

Io vi saluto e vi do appuntamento a domani, un abbraccio!

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