Massimo Romagnoli · Recensioni

Recensione: Le tre caravelle in un mare di guai di Massimo Romagnoli

Titolo:  Le tre caravelle in un mare di guai
Autore: Massimo Romagnoli
Prezzo di copertina: 12,00 €
Pagine: 272
Editore: Giunti
Genere: thriller
Formato: brossura
Data di uscita: febbraio 2016
Disponibile anche in ebook

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Sinossi

Dietro le pacifiche sembianze di Gino Ginevra, proprietario di un pub della capitale che raccoglie gli esemplari più strampalati della specie umana, si nasconde un investigatore fai-da-te che sfrutta la sua passione per l’astrologia per risolvere le sue indagini più disperate. E il ricchissimo faccendiere Marco Valduzzi ha proprio una missione impossibile da affidargli, nella vaga speranza che Ginevra riesca dove fior di detective hanno già fallito: suo figlio Ernesto è sparito da mesi, senza lasciare traccia. Di fronte a tanta fiducia – e soprattutto di fronte al sostanzioso assegno che Valduzzi gli mette in mano – Gino Ginevra non può che accettare e partire. Le stelle infatti non mentono: secondo il tema natale, pare proprio che Ernesto si trovi in India. Ginevra è pronto a imbarcarsi alla volta dell’Oriente, ma non prima di aver reclutato due luogotenenti poco deduttivi ma piuttosto fantasiosi: Tony, dall’immaginazione straripante tendente al paranoico, e Gianpietro, per cui il livello dell’alcol supera spesso quello della ragione.
Tre caravelle alla deriva nell’Oceano Indiano. Tra bande di paramilitari senza scrupoli, cammelli veri e finti, immersioni impreviste nelle putride acque del Gange e incontri ravvicinati con tigri e serpenti nella foresta pluviale, riusciranno i tre inseparabili amici a ritrovare Ernesto e tornare a casa sani, salvi e, per una volta, vittoriosi?

Ciao, lettori! Veloce recensione di “Tre caravelle in un mare di guai” di Massimo Romagnoli, edito Giunti.
Partiamo subito!

Gino, il protagonista, gestisce un pub ed è appasionato di astrologia. Nel suo locale vede passare gli esemplari più particolari. La storia parte subito con la richiesta di Marco Valduzzi, ricco imprenditore, che chiede a Gino di passare dai panni di barista a quelli di detective, per ritrovare suo figlio Ernesto, scomparso ormai da giorni. Gino, complice il sostanzioso assegno, non può rifiutare.
Prima di partire, però, vuole avere con sé dei compagni di viaggio. Tra i suoi amici sceglierà Tony e Gianpietro, dopodiché partiranno alla volta dell’Oriente.
Troveranno Ernesto? Perché il titolo dice “in un mare di guai“? Torneranno sani e salvi a casa?

Nel sito della Casa Editrice questo libro è nella sezione Thiller – Mistery – Narrativa e infatti la collana in cui è stato inserito è M, appunto quella dei thriller. A me però non sembra un thriller, e di giallo ha poco, togliendo le prime pagine in cui Gino Ginevra investiga alla ricerca di informazioni riguardo Ernesto. Di certo è più narrativa, perché una volta in Oriente cercherà, sì, di ritrovare Ernesto, non senza tanti pericoli, ma è più un’avventura.

La quarta di copertina dice “…un romanzo dalla comicità corrosiva e demenziale.” Ok. Se tralasciamo una parte che mi ha fatto davvero ridere e in cui non riuscivo a fermarmi, per il resto me la sono fatta qualche risata qua e là, ma forse la frase sopracitata è un tantino esagerata. Che poi, secondo me, le due cose, insieme, stonano un po’. Dire thriller/giallo e romanzo dalla comicità corrosiva e demenziale mi suona strano.

Mi è parso un po’ inverosimile che il proprietario di un pub possa lasciare di punto in bianco la gestione a due amici, così, senza neanche una data di ritorno. A meno che questi due amici non siano totalmente devoti e a sua disposizione, a me pare difficile. E questo lo dico da figlia di una famiglia che gestisce un locale pubblico da vent’anni.

La parte del viaggio non è male, ci mostra i vari luoghi e ci fa conoscere un po’ la loro cultura.
Tra tutti, i miei personaggi preferiti sono stati Tony e Tom. Tony perché è simpatico, sembra stupidotto ma è intelligente sotto sotto; un amico sincero. Tom è stato letteralmente la loro salvezza in più di un’occasione.
Gianpietro, qualche volte, le stava facendo girare anche a me, ma tutto sommato lo si perdona ricordando la sua avventura epica col cammello. Non aggiungo altro!

Mi ha fatto piacere notare che, a differenza di The Danish Girl, in cui avevo trovato parecchi errori, in questo non ne ho visti. Personalmente rende la lettura migliore, non trovare errori. Deformazione professionale, per quanto mi riguarda.
La lettura scorre bene e anche lo stile è semplice. I dialoghi con un tocco di dialetto romano mi han fatto sorridere perché adoro la parlata romana.

Tirando le somme, consiglierei questo libro a chi vuole una lettura semplice e leggera, non a chi cerca un buon thriller/giallo, perché resterebbe deluso. Gli do due stelline e mezzo.


Ora passo la palla a voi. Cosa mi dite di questo libro? Vi incuriosisce, lo leggereste?
Aspetto i vostri commenti!
Un abbraccio a tutti!

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