Ti presento un esordiente

Nuova rubrica: “Ti presento un esordiente” #1

Ciao a tutti, buongiorno!
Eccomi qui con una novità.
Chi mi segue sulla pagina Facebook e sul profilo lavorativo sa che a inizio settimana mi è venuta un’idea. Perché non dare la possibilità agli scrittori esordienti di parlare in prima persona ai lettori?
Da questa idea, sono arrivata a questa nuova rubrica, che spero vi possa piacere!
Sarà una rubrica a cadenza occasionale, ogni volta con uno scrittore diverso che parlerà di sé, della propria passione per la scrittura e dei propri libri.

Detto questo, ringrazio tutti coloro che hanno già mostrato interesse per la rubrica mandandomi i propri testi. Se siete interessati, andate nella pagina CONTATTI e inviatemi una mail, vi spiegherò con piacere cosa fare per potermi inviare anche il vostro testo.

Ora vi lascio con Fabio Carta, l’esordiente che lancia la rubrica.
Aspetto i vostri commenti! A presto!

Sono uno tra tanti. Mi chiamo Fabio, piacere.
Nato a Roma, città stupenda, dove la mia vita si svolge per lo più in maniera serena e ordinaria. Ho una moglie e due splendidi figli che da sempre sostengono e spronano la mia vena di scrittore. Ho conseguito la laurea in Scienze Politiche con indirizzo storico. Grazie a questo filone di studi, ho sviluppato un forte interesse per l’evoluzione culturale umana, la varietà di costumi e mentalità e le situazioni che hanno portato ai grandi conflitti avvenuti nei secoli fra i popoli. Come molti della mia generazione ho subito il fascino del mondo fantasy ed in particolare della narrativa di fantascienza pura e della space opera. La crescente passione per questi generi ha fatto nascere in me l’ispirazione e la voglia di riversare tutte le mie idee e fantasie su carta che si sono trasformate nel mondo di Arma Infero.
Un mondo immaginifico, lontano, inospitale e brutale; ma state tranquilli, è un mondo che non esiste, perché è fatto solo di parole. Io amo le parole. Per questo sono uno scrittore.
Queste per me sono come i colori sulla tavolozza di un pittore. Si può essere bravissimi ad immaginare racconti come a disegnare opere d’arte ma, ma senza colori nel proprio vocabolario il risultato non potrà che essere banale, ripetitivo, povero. Tutti sono bravi a immaginare e a sognare, tutti riusciamo più o meno ad esprimerci, talvolta persino a gesti. Ma raccontare – e farlo bene – è tutt’altra cosa. Io c’ho provato.
Amo sognare ed evadere da quanto v’è di noioso e banale e squallido. Se proprio devo voltarmi e rivoltarmi in un mondo pessimo, ebbene faccio in modo che quel mondo l’abbia creato io. Muareb, pianeta roccioso nella costellazione dell’Altare, un mondo che non c’è ma che è quanto più verosimile ci possa essere, rispettoso quanto meno delle elementari leggi della scienza, non campato in aria. Fatto di parole e di fantasia, ma seriamente: fantascienza.
La fantascienza è da sempre il crogiolo di ogni mio interesse, l’ambito dove riverso le mie passioni, uno stimolo per le idee, un contenitore intellettuale e il collante fondamentale delle mie ispirazioni, che mi permette di fondere assieme tutte le mie riflessioni quotidiane su tematiche complesse e leggere, generali e particolari. Di tutti i vari generi, categorie e universi creati, la fantascienza è sicuramente quella che maggiormente riesce a dare sfogo al mio estro creativo. E poi sognare come un bimbo di mondi lontani tra le stelle, popolati da mostri alieni e cavalieri spaziali è…semplicemente fantastico. Magico!
Magia? Ma non si parlava di scienza, per quanto fantastica? Eppure persino il maestro della hard sci-fi, Arthur C. Clarke disse una volta: “…Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”. Amen.
Ebbene, la scienza è la mia personale magia, è lo strumento fantasy dei miei mondi fantascientifici, con cui sogno di meraviglie impensabili cercando però di rimanere coi piedi ben piantati nel prosaico terreno della verosimiglianza. Come scrittore di sci-fi la scienza ha per me un ruolo fondamentale, collocandosi come il pilastro alla base delle mie idee, il filo principale di tutte le trame e gli intrighi dei miei racconti. L’universo di Arma Infero è l’esempio perfetto del mio rapporto con la scienza, dove ogni mezzo o strumento tecnologico, per quanto fantasmagorico, si basa su solidi principi scientifici che gli conferiscono un senso di realtà e tangibilità; principi che ho dovuto approfondire in lunghe ricerche e non senza difficoltà. Ciò nonostante i risultati ottenuti mi hanno soddisfatto, perché non c’è nulla di più magico di una scienza in grado di meravigliare. Una scienza che non deve per forza essere solo una tra le nobili scienze naturale (c.d esatte).

I temi scientifici in Arma Infero possono essere divisi in tre categorie:

1) Bioware: c’è una componente biologica (altrimenti detta Wetware in gergo cyberpunk) ove le tecnologie non sono costruite ma coltivate e innestate persino prima della nascita nel codice genetico stesso dei coloni; mi riferisco alla corteccia cerebrale binaria, altrimenti nota su Muareb col tristo nome di Nexus. Proprio sui pregiudizi legati a questa tecnologia costruirà la leggenda dei suoi misteriosi talenti Lakon, il protagonista spregiudicato e scaltro del romanzo, nella sua fulminante ascesa sociale.

2) Hardware: c’è poi la componente che potremo definire hardware, ossia in primis il misterioso fulleren delle fasce muscolari degli zodion, con la sua emolinfa quantistica e il suo prodigioso sostentamento magnetoidrodinamico, con la griglia di deflessione magnetica, le misteriose appendici dorsali; nonché le armi portatili dei cavalieri. Ci sono poi le strabilianti tecnologie gordiane, esotiche e remote, dall’ascensore orbitale noto come Torre del Cielo fino alle leggende sugli indistruttibili scudi antiatomici di Gordia stessa, i neri bastioni energetici della grande metropoli equatoriale. Un mondo intriso di scienza e tecnologia, acciaio e bulloni, ove le condizioni climatiche, storiche e sociali hanno portato alla creazione di un ambiente umano che non può assolutamente prescindere dall’uso quotidiano della scienza come mezzo di contrasto alle durissime condizioni di vita.

3) Software: schiacciata tra questi due elementi, tra bioware e hardware, sta l’ultima componente, il software, ovvero la società, la cultura, la politica e in generale l’idea che l’umanità di Muareb s’è fatta di sé. Illusioni tramandate da coloro che, protetti dalla durezza di cupole e armature, si credono uomini pur nascendo in corpi geneticamente trasmutati. Fragili gusci, biomasse umide progettate per vivere in ambienti alieni; finti uomini interpreti di un software idealista che li vede ingenui imitatori di antiche culture e subculture terresti.

Nel rendere questa tripartizione dello scientismo dominante su Muareb ho dovuto inevitabilmente ricorrere all’uso di diversi tecnicismi, una scelta di stile che richiama i dettami del genere hard sci-fi. Fantascienza hard, dunque; dura, così come la concepiva Campbell – il maestro di Asimov, Van Vogt e Heinlein, per intenderci – piena di dettagli tecnologici.
Secondo me questa è la fantascienza: non si può evocare un prodigio tecnologico senza darne conto al lettore amante del genere, razionalista e curioso per antonomasia, che brama dettagli e spiegazioni! Perché sarebbe come volerne insultarne l’intelligenza sbattendogli sotto il naso uno sciocco gioco di prestigio, quello sì per definizione volto solo a meravigliare con la pretesa di non svelare nessun segreto.
Arma Infero è nato di getto, dalla mia personale necessità di metter ordine ad una moltitudine di pensieri ed idee che da molto tempo turbinavano nella mia testa. Il mondo di Muareb è sorto infatti dal desiderio di coniugare due tra le mie più grandi passioni: i miei studi universitari in storia, sociologia e geopolitica con i miei interessi più frivoli e ludici, ossia film, videogiochi, fumetti e romanzi.
Mi è sempre piaciuto creare storie, ovviamente di genere fantastico, cosa che fino a questo momento avevo concretizzato solo nei miei giochi di ruolo adolescenziali e in qualche racconto qua e là. Ho sempre scritto per la semplice voglia di raccontare e per la stesura iniziale di Arma Infero non è stato differente.
Poi sono riuscito a pubblicare il Mastro di Forgia, primo episodio di un’ampia cronaca planetaria. L’universo di Arma Infero invece ha ancora molte tematiche, riferimenti e contesti che saranno approfonditi. Al momento sono in piena fase di editing del secondo volume e, spero entro Marzo, avremo un seguito da pubblicare. Arma Infero Vol.2 è in arrivo, non temete: c’è ancora molto da dire, ancora molto da raccontare perché…

«Cenere. Non c’è che cenere su Muareb…»

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4 thoughts on “Nuova rubrica: “Ti presento un esordiente” #1

  1. Wow, credo sia un ottimo “esordio” per la Rubrica questo articolo… conoscere gli autori assieme alle loro opere rende più umano il tutto…! Complimenti per l’idea!

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