Corina Bomann · Libri · Recensioni

Recensione: Un sogno tra i fiocchi di neve di Corina Bomann

Titolo: Un sogno tra i fiocchi di neve
Autore: Corina Bomann
Prezzo di copertina: 9,90 €
Pagine: 199
Editore: Giunti
Genere: narrativa
Formato: brossura
Traduttore:
Sara Congregati
Data di uscita: novembre 2014
Disponibile anche in ebook

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Sinossi

Fin da bambina, Anna non ha mai potuto sopportare il Natale, con tutto il suo corredo di luci colorate, dolci, regali e preparativi frenetici. E anche adesso che è una giovane donna, l’unico modo per superarlo è cercare riparo in qualche località esotica. Ma quest’anno sottrarsi sembra proprio impossibile: il suo adorato fratellino Jonathan le ha strappato la promessa di raggiungerlo per festeggiare con tutta la famiglia, compreso l’insopportabile patrigno. E così, il 23 dicembre, Anna salta su un treno stipato di gente alla volta di Berlino. Un attimo di assopimento – o meglio, quello che sembra un attimo – e si ritrova in una desolata stazione sul Mar Baltico, nel cuore della notte e nel pieno di una tormenta di neve. Impossibile tornare indietro, nessun treno riparte a quell’ora. Ad Anna non resta che chiedere un passaggio a chi capita e affidarsi alla sua buona stella, perché i personaggi che popolano la notte – si sa – sono tra i più disparati: l’autista di uno spazzaneve, un camionista polacco, tre stravaganti vecchiette che appaiono e scompaiono, e un surfista-psicologo-rasta piuttosto attraente…

Siamo alle solite. Questo libro a molti è piaciuto, a me non tanto.
In questo romanzo dall’atmosfera natalizia, la nostra protagonista Anna, la quale ha un simpatico nomignolo anti-Natale, detesta, appunto, il Natale; dalla ricerca dei regali alle decorazioni, passando anche per le classiche canzoni del periodo, lei proprio non sopporta tutto questo.
Per l’ennesimo anno progetta di passare le vacanze al caldo, su qualche spiaggia del sud, finché il suo fratellino Jonathan riesce a convincerla ad andare a casa e passare le feste insieme. Insieme significa con lui, la loro madre e il patrigno.
Quindi, il 23 dicembre, salta su un treno per tornare a casa, e qui inizierà l’interminabile viaggio.

Posso dire che è un libretto simpatico, anche se mi è parso scritto in modo molto… elementare, ovvero, in modo semplice semplice. Solo che mi è parso un po’ inverosimile.
Partiamo subito dall’arco temporale della partenza della vecchia signora Hallmann. Lei stessa chiede ad Anna di tornare a trovarla il 23 pomeriggio. Giorno in cui, successivamente, dovrà partire Anna stessa, e come dice nella mail a suo fratello: “Sarò da voi la sera del 23 dicembre, più o meno verso le otto, se il treno sarà puntuale“. Fin qua ci siamo. Ma poi, quando è dalla signora, quest’ultima dice: “Il taxi passa a prendermi alle nove e mezza, e ora sono solo le nove meno dieci“. È impossibile che siano le 21,30 di sera, perché tecnicamente Anna avrebbe già dovuto partire ed essere arrivata, tra l’altro. Quindi do per scontato che sia un errore, non so se di traduzione o proprio di narrazione temporale dell’autrice.
Perché poi, tra l’altro, salutata la signora Hallmann, Anna va dalla sua migliore amica Paula, che abita a Halle e poi ancora sul treno in direzione Berlino.
Dopo un attimo di confusione e aver letto e riletto il pezzo, ho capito che non avevo capito male io – scusate il gioco di parole.
Anche dopo questa parte della partenza ho trovato l’arco temporale un po’ confusionario e alcuni dettagli che mi han fatto rimanere un po’ perplessa.
Mi permetto di parlare più liberamente in quanto è un libro uscito un anno fa.
– Si dimentica il caricabatterie. Ok, può capitare, anche se ormai, al giorno d’oggi, smartphone dipendenti come siamo, è un po’ difficile.
– Si spegne il telefono. Eh sì, questo ci sta, le batterie non durano davvero niente.
– Cade tragicamente il telefono a terra. Ecco… un po’ sfortunata e maldestra questa Anna…
– Possibile che non si ricordi un numero di cellulare, la mail della madre, nulla? Quando sente l’annuncio potrebbe chiamare direttamente la polizia o il TrovaNumero e farsi reindirizzare verso il contatto della famiglia, no? Ma guardacaso o non trova telefoni, o le persone che le danno un passaggio non lo hanno…
– Sei in autogrill, di notte, avrai un bagno intero a disposizione e ti lavi la faccia con la saliva guardandoti nello specchietto da borsa invece di lavarti la faccia con l’acqua?
Queste son le cose che maggiormente ho trovato inverosimili.
Non è male il sogno onirico che fa capire ad Anna le varie cose riguardo il suo passato.

Come finale mi ha lasciato abbastanza insoddisfatta, perché è Natale, ha girato tutti i gironi dell’inferno per arrivare a destinazione e non viene dato risalto alla festa, al momento insieme con la famiglia – ritrovata – e all’adorato fratellino. Troppo frettoloso.
Tutto il contorno è abbastanza carino, solo che mi ha dato l’impressione di un libro scritto di fretta.
Mi immagino già i commenti di alcune persone, diranno che ho “distutto il libro”. No, ho dato i miei punti di vista.

A questo romanzo do due stelline e mezzo. Personalmente, come lettura natalizia, premettendo che ho letto solo due libri ambientati in questo periodo, consiglierei maggiormente “Il tredicesimo dono“. Un po’ triste, sì, ma più coerente e lineare nella trama e nell’arco temporale, più credibile.


E voi questo libro lo avete letto? Vi è piaciuto o come a me non vi ha fatto impazzire?
Aspetto i vostri commenti, e se avete un libro natalizio da consigliarmi, non esitate a farlo!
Un bacione!

Corina Bomann vive con la sua famiglia in una piccola cittadina tedesca. Dopo il successo internazionale del suo primo bestseller, L’isola delle farfalle (Giunti, 2012), si è affermata fra le scrittrici europee più amate nel campo della narrativa romantica. Per Giunti sono usciti anche Il giardino al chiaro di luna (2014), il fortunato romanzo natalizio Un sogno tra i fiocchi di neve (2014) e La signora dei gelsomini (2015), balzato subito nella Top 10 delle classifiche di narrativa straniera.

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