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Presentazione “Resta anche domani” di Gayle Forman + estratto

Buongiorno lettori!
Chi di voi si ricorda di “Resta anche domani” di Gayle Forman, pubblicato nel 2009?
Be’, oggi abbiamo una novità a riguardo!
Curiosi di scoprirla?

La casa editrice Mondadori ha pubblicato una nuova edizione di questo libro, in uscita oggi, a breve distanza dall’uscita del film nei cinema americani, il 22 agosto.
In Italia arriverà il 18 settembre.

Il film

Cast

Un film di R.J. Cutler, con:
Chloe Grace Moretz, Mireille Enos, Liana Liberato, Lauren Lee Smith, Jamie Blackley,Stacy Keach, Aliyah O’Brien, Aisha Hinds, Joshua Leonard, Chelah Horsdal, Jakob Davies, Gabrielle Rose, Peter J. Gray, Sarah Grey, William C. Vaughan

Poster

Il libro

Il libro ha una nuova copertina, con le immagini del film.

Sinossi:

Non ti aspetteresti di sentire anche dopo.
Eppure la musica continua a uscire dall’autoradio, attraverso le lamiere fumanti. E Mia continua a sentirla, mentre vede se stessa sul ciglio della strada e i genitori poco più in là, uccisi dall’impatto con il camion.
Mia è in coma, ma la sua mente vede, soffre, ragiona e, soprattutto, ricorda. La passione per il violoncello e il sogno di diventare una grande musicista, l’ironia implacabile di Kim e la scazzottata che ha inaugurato la loro amicizia, l’amore di un ragazzo che sta per diventare una rockstar e la prima volta che, tra le sue mani, si è sentita vibrare come un delicato strumento. Ma ricorda anche quello che non troverà al suo risveglio: la tenerezza arruffata di suo padre, la grinta di sua madre, la vivacità del piccolo Teddy, l’emozione di vivere ogni giorno in una famiglia di ex batteristi punk e indomabili femministe.
A tanta vita non si può rinunciare.
Ma cosa rimane di lei, adesso, per cui valga la pena restare anche domani?
Un libro intenso e splendente che, sfidando la vita a dimostrare la propria bellezza, le dedica la dichiarazione d’amore più grande.

Primo capitolo in anteprima

ore 7:09

Tutti pensano che sia stata colpa della neve. In un certo senso, è così.
Stamattina, quando mi sono svegliata, il giardino era coperto da una sottile coltre bianca. Appena un paio di centimetri, ma in questa zona dell’Oregon una leggera spruzzata è sufficiente a paralizzare ogni attività, mentre l’unico spazzaneve della contea si dà da fare a ripulire le strade. Dal cielo continua a cadere neve acquosa – e cade, e cade – di quella che non attacca.
Comunque, è abbastanza per saltare la scuola. Teddy, mio fratello piccolo, lancia un grido di guerra quando la radio della mamma, sintonizzata sulle onde medie, annuncia la chiusura delle scuole.
— Viva la neve! — strilla. — Papà, andiamo fuori a fare un pupazzo!
Papà sorride e picchietta sulla pipa. Ha cominciato a fumarla da poco, fa parte della fissa per gli anni Cinquanta che gli è presa ultimamente. Si mette persino il cravattino. Non ho ancora capito se è solo una questione di moda o un modo ironico di proclamare che una volta era un punk e adesso un insegnante di lettere di scuola media. O forse, semplicemente, essere diventato insegnante lo ha reso davvero un po’ antiquato. Comunque sia, mi piace l’odore del tabacco da pipa. È dolce e affumicato, mi ricorda l’inverno e le stufe a legna.
— Ci possiamo provare — dice papà a Teddy — ma questo nevischio attacca a malapena. Credo che dovrai accontentarti di un’ameba di neve.
Papà è felice. Qualche centimetro di neve vuol dire la chiusura di tutte le scuole della contea, compresa la mia e quella in cui insegna lui, il che significa per entrambi un giorno di vacanza imprevisto. Mia madre, che lavora in un’agenzia di viaggi in centro, spegne la radio e si versa un’altra tazza di caffè.
— Be’, se voi oggi saltate la scuola, io non ci penso nemmeno ad andare al lavoro. È terribilmente ingiusto! — Alza il telefono e chiama in ufficio, e dopo aver riagganciato, ci guarda. — Preparo la colazione?
Io e papà scoppiamo in una risata complice: mamma è capace solo di preparare cereali e pane tostato, è papà il cuoco in famiglia.
Ma lei finge di non aver sentito e tira fuori una scatola di farina dall’armadietto. — Su, non sarà poi così difficile. Chi vuole i pancake?
— Io! Io! — strilla Teddy. — Con le gocce di cioccolato?
— Non vedo perché no — risponde mamma.
— Evviva! — esulta Teddy agitando in aria le braccia.
— Quanta energia a quest’ora del mattino! — lo punzecchio. — Forse non dovresti dargli tutto quel caffè, mamma.
— Sono già passata al decaffeinato con lui — sbuffa mia madre. — È agitato di natura.
— Basta che non passi al decaffeinato con me —puntualizzo.
— Sarebbe maltrattamento di minore — osserva papà.
Mamma mi allunga una tazza fumante e il giornale. — C’è una bella foto del tuo ragazzo.
— Sul serio? Una foto?
— Già. Praticamente è tutto quello che siamo riusciti a vedere di lui da quest’estate — commenta, lanciandomi un’occhiata di sottecchi con un sopracciglio alzato, nella sua versione di sguardo indagatore.
— Lo so — dico, sospirando mio malgrado. Il gruppo di Adam, gli Shooting Star, sta vivendo il suo momento di gloria. Il che è fantastico… quasi sempre.
— Ah, la fama… roba sprecata, per i giovani! — commenta papà. Ma ha il sorriso sulle labbra e so che è contento per Adam, anzi, credo che ne vada addirittura fiero.
Sfoglio il giornale fino alle pagine degli spettacoli. C’è un piccolo pezzo dedicato agli Shooting Star, con una fotografia ancora più piccola di loro quattro, accanto a un mega articolo sui Bikini e a una foto gigante della cantante: la diva punk rock Brooke Vega. Il pezzo dice sinteticamente che il gruppo locale Shooting Star farà da supporter ai Bikini nella tappa
di Portland della tournée nazionale. Neanche il minimo accenno alla notizia, secondo me molto più sensazionale, del concerto di ieri sera degli Shooting in un locale di Seattle dove, stando al messaggio che mi ha inviato Adam a mezzanotte, hanno fatto il sold out.
— Hai intenzione di andare al concerto stasera? — mi chiede papà.
— Pensavo di sì. A meno che non dichiarino lo stato di emergenza in tutto il Paese per via della neve.
— In effetti si avvicina una bufera — dice papà, indicando un fiocco di neve solitario che fluttua a mezz’aria.
— E poi, in teoria, dovrei esercitarmi con il pianista del college che mi ha scovato la professoressa Christie. — La professoressa Christie, un’insegnante di musica in pensione da cui prendo lezione da qualche anno, è sempre alla ricerca di vittime con cui farmi suonare. «Devi mantenerti in esercizio per mostrare a quegli snob della Juilliard come si suona» dice.
Non so ancora se sono entrata alla Juilliard, la prestigiosa scuola di musica di New York, ma l’audizione è andata molto bene. La suite di Bach e il pezzo di Šostakovic mi sono venuti a meraviglia, come se le mie dita fossero un prolungamento delle corde e dell’archetto. Alla fine dell’esecuzione, boccheggiante e con le gambe che tremavano per averle premute insieme con tanta forza, ho sentito uno dei giudici fare un piccolo applauso, cosa che non credo capiti
molto spesso. Fuori dalla sala, lo stesso giudice mi ha detto che era da un pezzo che alla scuola non si vedeva “una ragazzotta dell’Oregon”, e la professoressa Christie ha interpretato il commento come una garanzia di ammissione. Io non ero altrettanto sicura che fosse vero. E non ero nemmeno sicura al cento per cento di desiderare che lo fosse. Come l’ascesa fulminea degli Shooting Star, la mia ammissione alla Juilliard – se mai fosse avvenuta – avrebbe creato alcune complicazioni o, più precisamente, ne avrebbe aggiunte altre a quelle che già si erano create negli ultimi mesi.
— Ho bisogno di altro caffè. Qualcuno ne vuole? — chiede mamma, con la caffettiera sospesa a mezz’aria.
Inspiro l’aroma intenso della marca di caffè preferita in famiglia. Basta il profumo a tirarmi su. — Pensavo di tornarmene a letto — annuncio. — Ho lasciato il violoncello a scuola, quindi non posso nemmeno esercitarmi.
— Non puoi esercitarti? Per ben ventiquattr’ore? Cuore mio, reggiti forte! — sospira mia madre. Benché negli anni abbia acquisito un certo orecchio per la musica classica – «È come imparare ad apprezzare un formaggio puzzolente» – non è sempre entusiasta di sentirmi suonare per ore.
All’improvviso, dal piano di sopra arriva un frastuono infernale. È Teddy che picchia sulla batteria. Era di papà, quando suonava in un complesso famosissimo nella nostra città ma sconosciuto in tutte le altre, all’epoca in cui lavorava in un negozio di dischi.
Il sorrisetto di mio padre a quel rumore insopportabile mi provoca una fitta familiare. So che è stupido, ma ho sempre temuto di averlo deluso perché non sono diventata una musicista rock. Ne avevo tutta l’intenzione. Ma poi, in terza elementare, durante l’ora di musica, mi sono avvicinata al violoncello. Aveva un aspetto quasi umano. Dava l’impressione che a suonarlo ti avrebbe rivelato i suoi segreti. Così cominciai a studiare violoncello. Sono passati quasi
dieci anni e non ho mai smesso.
— Tanti saluti all’idea di tornarsene a letto — urla mia madre per sovrastare il frastuono.
— Che importa ormai, tanto la neve si sta già sciogliendo — dice papà, prima di tirare una boccata dalla pipa. Vado a sbirciare dalla porta sul retro: fra le nuvole è apparso uno sprazzo di sole e sento il sibilo del ghiaccio che cede. Richiudo la porta e torno a sedermi a tavola.
— Secondo me hanno esagerato — dico.
— Forse. Ma non possono più annullare la chiusura delle scuole. Ormai i buoi sono scappati dalla stalla e io mi sono presa un giorno libero! — esclama mamma.
— Giusto. Però possiamo approfittare di questa fortuna inattesa e andare da qualche parte — propone papà. — Potremmo passare da Henry e Willow. — Henry e Willow sono due vecchi amici dei miei, che come loro hanno messo su famiglia e deciso che era giunta l’ora di comportarsi da adulti. Abitano in una grande casa colonica, Henry fa il webqualcosa e ha trasformato la rimessa in ufficio, mentre Willow lavora in un ospedale lì vicino. Hanno una bambina di pochi mesi e in realtà è questa la vera ragione per cui mamma e papà vogliono andare a trovarli. Teddy ha appena compiuto otto anni e io ne ho diciassette, quindi non emaniamo più da un pezzo quell’odore di latte acido che fa rincretinire gli adulti.
— Al ritorno possiamo fare un salto alla Casa del Libro — dice mamma per allettarmi. La Casa del Libro è un gigantesco capannone polveroso dove vendono libri usati, e sul retro c’è uno stock di dischi di musica classica a venticinque centesimi l’uno, a cui nessun altro oltre me sembra interessato. Ne ho una pila intera nascosta sotto il letto – sapete com’è, una collezione di dischi di musica classica non è il genere di cose che uno sbandiera ai quattro venti.
L’ho mostrata a Adam solo dopo cinque mesi che stavamo insieme. Mi aspettavo che ridesse di me, dato che è un tipo da jeans borchiati, scarpe da ginnastica nere, magliette strappate in puro stile punk e tatuaggi. Non certo il genere di ragazzo che si mette con una come me. Due anni fa, quando mi sono accorta che mi fissava nell’aula di musica, ero convinta che lo facesse per sfottermi e ho continuato a girargli alla larga per un pezzo. Comunque, non solo non è scoppiato a ridere, ma mi ha confessato di avere nascosta sotto il letto un’intera collezione di vecchi dischi punk.
— Al ritorno potremmo fermarci a mangiare un boccone dai nonni — propone papà, con la mano già sul telefono. — Rientreremo in tempo perché tu possa andare a Portland.
— Ci sto. — Non è tanto l’attrattiva della Casa del Libro o il fatto che Adam sia in tournée e che la mia migliore amica, Kim, sia occupata con le foto per l’annuario scolastico. E non dipende nemmeno dal fatto che ho lasciato il violoncello a scuola o che l’alternativa è starsene a casa a guardare la tivù o a dormire. La verità è che preferisco davvero uscire con la mia famiglia. È un’altra di quelle cose che non vai a sbandierare in giro, ma Adam capisce anche questo.
— Vestiti, Teddy — urla papà. — Si parte per un’avventura!
Teddy conclude il suo assolo alla batteria con un fragore di piatti e un attimo dopo eccolo saltellare in cucina vestito di tutto punto, come se si fosse infilato gli abiti in fretta e furia mentre si precipitava giù per le scale di legno della nostra vecchia casa vittoriana. — School’s out for summer… La scuola è chiusa per l’estate… — canticchia.
— Alice Cooper? — si stupisce papà. — Per favore, un minimo di decenza. Almeno canta qualcosa dei Ramones.
— School’s out forever… La scuola è chiusa per sempre… — continua Teddy, senza badare alle proteste di papà.
— Il solito ottimista — commento.
Mamma ride e posa un piatto di pancake leggermente bruciacchiati sul tavolo della cucina. — Avanti, mangiate.


Trailer interessante e il primo capitolo lo è altrettanto!
Cosa ne pensate? Se non lo avete già letto, lo comprerete? Andrete al cinema a vederlo?
Fatemi sapere  i vostri pensieri!
A presto!

The Bibliophile Girl

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4 thoughts on “Presentazione “Resta anche domani” di Gayle Forman + estratto

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