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Intervista a Licia Troisi

Buon sabato a tutti!
Oggi ho il super onore di postarvi un’intervista a Licia Troisi!!
Sono veramente contenta e ringrazio di cuore Licia e Anna per l’opportunità, disponibilità e gentilezza!
Vi auguro una buona lettura!

– Benvenuta Licia, per me è un onore averti qui, ospite di The Bibliophile Girl.
Partiamo dalle basi: chi è Licia Troisi?

Per me è sempre difficile rispondere a questa domanda, perché credo sia impossibile descrivere una persona in poche parole. Sono tante cose: una mamma, una moglie, una figlia, un’astrofisica e una scrittrice. Poi ci sarebbero anche l’appassionata di serie televisive, di film, di musica, la cosplayer, la pasticciera e tante altre cose minori.

– Da bambina, come ti vedevi da “grande”? Avevi già un’idea di quello che volevi fare?
Volevo fare lo scienziato, perché di scienza si è sempre parlato molto a casa mia, anche perché i miei hanno quel tipo di formazione. All’inizio volevo fare la biologa, poi ho avuto il periodo paleontologa, archeologa, geologa, e infine mi sono assestata sull’astrofisica.

– Com’è stata la tua infanzia?
Nulla di particolare. Ero una bambina estremamente fantasiosa, che quando giocava da sola inventava un sacco di storie assurde. Mi piaceva già allora scrivere e leggere. Avevo anche una gran passione per il disegno e il faidaté. Mi piaceva disegnare i biglietti d’auguri per Natale ogni anno.

– Come ti sei avvicinata alla scrittura?
È una cosa che è sempre stata con me. Ho iniziato a raccontare storie che ero piccolissima e, appena ho imparato a scrivere, le ho anche buttate giù su carta. I miei hanno ancora nella loro libreria la mia prima raccolta di favole, Le Mille e una Licia, che scrissi tra i sette e gli otto anni, e che mio papà trascrisse al computer e fece rilegare per ricordo.

– Le tue opere: partiamo dal “Mondo Emerso”. Parlaci di questa saga. Com’è nato? Da dove hai tratto l’ispirazione?
Credo fossi molti influenzata dalle cose che leggevo all’epoca: di sicuro Tolkien, che avevo scoperto un annetto prima, e poi Berserk, un fumetto che adoro. Una notte mi venne in mente il personaggio di Nihal; all’epoca avevo l’abitudine di raccontarmi delle storie prima di addormentarmi. Pian piano iniziai a credere nel personaggio, le creai intorno un mondo in cui potesse muoversi e trovai spunto per iniziare a scrivere le Cronache.

– Invece, riguardo “La ragazza drago” cosa ci dici?
Avevo voglia di parlare di luoghi reali a me cari e reinventarli con la fantasia, una cosa che non avevo mai provato a fare prima. E poi volevo raccontare qualcosa che avesse atmosfere più leggere rispetto al Mondo Emerso. È una saga nata un po’ come divertissement, ma cui mi sono affezionata sempre più con l’andare degli anni.

– “I regni di Nashira”?
Avevo in testa due idee: un posto in cui fosse poca aria, e la voglia di mettere al centro dell’intreccio un oggetto astronomico. Nel caso di Nashira, l’idea è collegata al mondo, che è nato per primo, e solo in seguito l’ho popolato coi vari personaggi. È stata un’avventura particolare, che si sta concludendo in questi giorni in cui sto scrivendo l’ultimo libro della saga: dopo dieci anni abbandonavo il Mondo Emerso, ero molto eccitata e spaventata.

– Insomma, sono saghe composte da tanti libri, come fai a rimanere sempre originale e ad avere sempre nuove idee?
Vivo :). Quello, e continuare ad avere molti consumi culturali. Sembrerà paradossale, ma credo che l’originalità nasca anche dalla conoscenza delle opere d’ingegno altrui: in fin dei conti, le idee sulle quali costruire una storia sono quattro o cinque in tutto, il resto è rielaborazione di idee precedenti, vissuto personale, punto di vista originale. Musica, fumetti, cinema e serie tv sono per me fonte di divertimento e di ispirazione continua. Assieme, come dicevo, alla vita di tutti i giorni.

– Il tuo ultimo lavoro, “Pandora”, uscito il 6 maggio 2014 per la Mondadori, è il primo di una nuova saga che conterrà 6 volumi. Com’è nato, come si è sviluppato?
Da tre idee idee: la prima era quella di un angelo, inizialmente un angelo caduto, idea poi abbandonata quando ho iniziato a veder fioccare libri sull’argomento, e dunque declinata in quest’idea, mutuata dalla tradizione ebraica, degli angeli della morte. Poi, avevo voglia di parlare di un personaggio che fosse legato alla mia estrosità nell’abbigliamento. Infine, mi sembrava un buono spunto narrativo l’idea di un personaggio che fosse in grado di uccidere col solo tocco delle dita.

– C’è tanta ricerca dietro la scrittura di queste saghe fantasy?
Non molta. A parte ovviamente i riferimenti geografici di cui ho bisogno in libri come Pandora o La Ragazza Drago, e alcune informazioni che possono tornarmi utili in certi sviluppi di trama (anche cose strane, tipo quanto ci metta un corpo umano a bruciare su una pira, oppure, peggio ancora, certe tecniche di tortura), la ricerca è tutta involontaria e a monte. Quel che leggo e vedo mi serve da spunto per inventare i miei mondi.

– Com’è cambiata la tua vita dopo il successo letterario?
Beh, prima ero una studentessa di fisica che viveva a casa coi suoi, adesso ho una famiglia mia e una casa. Sono cose che sono successe anche grazie ai miei libri. Per il resto, non è cambiata molto la percezione che ho di me stessa. Prendo il mio lavoro alla giornata: il successo è una cosa fragile, oggi c’è, domani chissà, e quindi cerco di godermi il momento.

– Hai qualche routine per scrivere?
In questo periodo scrivo principalmente di mattina, seduta sul divano o sul letto, usando il mio fido Mac Book Air. In linea di massima le mie sedute di scrittura variano dalle due alle quattro ore. Spesso scrivo anche in treno, è un contesto che stimola molto la mia creatività.

– Donna di famiglia, dottoranda, scrittrice: come passi da un ruolo all’altro nell’arco della tua giornata?
Con qualche sacrificio e molta disciplina. Se si hanno molti interessi e si fanno molte cose contemporaneamente, occorre sacrificare un po’ di tempo libero e dividersi adeguatamente il tempo. Comunque, sono una persona il cui cervello viaggia a velocità piuttosto sostenuta, per cui in realtà non trovo i miei ritmi di lavoro poi così stressanti.

– Hai altri progetti in mente, a parte il seguito di “Pandora” e magari in un ambito non letterario?
È un periodo molto intenso, da questo punto di vista. In questo periodo sto scrivendo il quarto libro di Nashira, ma a fine anno uscirà un libro fantasy “fuori serie” che celebra in qualche modo i dieci anni dall’inizio della mia attività come scrittrice pubblicata. Sono anche al lavoro su altri progetti un po’ più atipici, che però non so se vedranno mai realmente la luce, per cui preferisco non scendere in dettagli. Spero di poterne parlare a breve, se concretizzeranno.

– Ho dato la possibilità ai lettori del blog di farti una domanda. Cosimo Angelini chiede: “Come ti è nata l’idea del Mondo Emerso, con tutti i suoi protagonisti e le vicende che vengono narrate come se fossero realmente esistite in un mondo parallelo? In parole povere, quand’è che pensando, hai detto EUREKA?”
Non ricordo il momento esatto, credo sia stato un processo lento. Pian piano Nihal è cresciuta in me, e così il Mondo Emerso. Notte dopo notte, come dicevo prima, quel mondo è andato crescendo in me, fino a quando mi sono sentita abbastanza sicura e a mio agio da potermi sedere alla scrivania e iniziare a scrivere.

– Morena Mercurio chiede: Il suo posto preferito dove scrivere?
In linea di massima casa mia, il mio salotto o la mia camera da letto. Però mi piace molto anche il treno.

– Bene, Licia, ti ringrazio davvero tanto per la disponibilità e la gentilezza. E’ stato un onore averti qui con noi. In bocca al lupo per tutti i tuoi progetti!
Crepi e grazie mille per l’ospitalità!


 

The Bibliophile Girl

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