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Recensione: Scrittori brutta razza di Luigi Saccomanno

Titolo: Scrittori brutta razza
Autore: Luigi Saccomanno
Prezzo di copertina: 14,00 €
Editore: Lupo Editore
Pagine: 170
Formato: brossura

Sinossi:
Antonio Penna (un destino anagrafico il suo) viene dalla scrittura,nella quale si è rifugiato nella sua ben poco felice infanzia, e da omicida alla scrittura torna nella reclusione “per tenersi sotto controllo”; nel mezzo, ha amato e si è lasciato amare da Zenit, la ragazza che parla con la luna, suona il violino, ama le ballate irlandesi e la cioccolata al latte. Lei lo ha conquistato all’istante con la sua spregiudicata e limpida autenticità, permettendogli di essere se stesso e di credere nella propria creatività. Ma, cedendo alla lusinga del successo, Antonio si allontana da Zenit per ritrovarla solo quando sa che sta per perderla definitivamente: è allora che lui acquista coscienza della sublime natura dell’amore, della sete di vita della compagna e della sua totale libertà di spirito, doni ai quali lui ha rinunciato lasciandosi trascinare in un gioco ipocrita. Insostituibile Zenit, capace di affidare a un lancio di dadi un amore e di barare per amore di verità.

Recensione:
Scrittori brutta razza
è un libro decisamente diverso dal solito.
Luigi Saccomanno affronta tematiche quali lo scrivere, l’amore, la società, il mondo editoriale, senza peli sulla lingua, in modo diretto.
Ci espone quasi schiaffeggiandoci in faccia tutti i suoi pensieri, in uno stile schietto, diretto, senza troppi fronzoli. Anzi, senza nessun fronzolo.

Solo che uno scrittore senza pubblico è come Bob Dylan senza la sua chitarra: da solo, non ha alcun senso.

È triste come Antonio Penna, questo il nome del protagonista, si renda conto solo quando è troppo tardi di ciò che ha perso nella sua strada, per cosa poi?
Parlando di personaggi possiamo dire che siano solo Antonio e Zenit, ovviamente non dimenticandoci di penna e quaderno. Tutti gli altri sono personaggi molto molto secondari.
Antonio si rivolge direttamente ai lettori, parla con noi. Ci da quasi la possibilità di chiudere il libro, o di arrivare alla fine insieme a lui. Interagisce con noi, ci fa domande.

Cos’hai voglia di fare della tua vita?
Io decisi di scrivere, e il mondo cambiò.
[…]
La mia terra è un foglio bianco macchiato da fiumi d’inchiostro, la mia identità è un pugno di lettere.

Ci sono molte frasi veramente riflessive, che appunto mi hanno fatto pensare su alcuni aspetti della nostra vita. Ne ho sottolineate parecchie, e quando succede vuol dire che quelle frasi mi hanno toccato, che le sento vere.
Credo che nonostante lo stile schietto di Luigi, bisogna leggere questo libro con concentrazione e leggere anche fra le righe.
In conclusione, bravo Luigi.


Vi incuriosisce questo libro? Ne ho postato qualche quote sul mio profilo Instagram e alcuni follower ne sono rimasti incuriositi!
Alla prossima recensione!

The Bibliophile Girl

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One thought on “Recensione: Scrittori brutta razza di Luigi Saccomanno

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